venerdì 5 giugno 2015

Richard Kuklinski - The Iceman


Richard Leonard Kuklinski nasce a Jersey City, nel New Jersey, Usa, l'11 aprile del 1935. Passato alla storia come uno dei più feroci criminali statunitensi, assassino spesso al soldo della mafia italo-americana, è stato soprannominato "The Iceman" (L'uomo di ghiaccio), per la sua pratica di congelare le proprie vittime. Secondo la polizia americana sono opera sua almeno una quarantina di omicidi, tutti comprovati. Alcune stime però gliene attribuiscono fino a 250.
La famiglia in cui cresce Richard, sin da quando è solo un bambino, è a dir poco agghiacciante. I genitori, di fede cattolica, sono violenti e alcolizzati. Suo padre, Stanley Kuklinski, è un emigrato polacco, in una zona, quella del Jersey, che agli inizi del Novecento diventa una sorta di meta scelta proprio dalle comunità polacche. Sua madre, Anna McNally, è invece nata a Dublino. I due si sposano nel 1925 e il loro secondogenito è Richard.
Il primo omicidio di Kuklinski di cui si ha traccia viene compiuto all'età di 14 anni. Arriva al termine di uno scorcio di vita quasi impossibile, continuamente percosso, ingiuriato e umiliato dai propri genitori, violenti con lui e con gli altri figli. Stando alle sue dichiarazioni, la morte del primo figlio, Florian, fratello di Richard, sarebbe stata proprio ad opera del padre. Successivamente, interrogati dalla polizia, i familiari avrebbero dichiarato che la morte sarebbe stata causata da una caduta dalle scale.


Richard in questi anni se la prende con gli animali, che tortura, e prova come unico desiderio quello di voler ammazzare suo padre. Nel 1949 uccide invece un ragazzo di nome Charley Lane. Questi, a capo di una banda, maltrattava Richard e altri ragazzi e la reazione del futuro killer arriva al termine di una lite, che lo porta a colpire l'altro ragazzo con un bastone. Dopo averlo ammazzato, occulta il cadavere fuori città.
La "carriera" del giovane Kuklinski prosegue in una banda criminale, specializzata nelle irruzioni nei supermercati, rapine, furti con scasso e saccheggi di alcolici. Proprio l'alcol, intorno ai vent'anni, diventa un vero problema per il futuro killer, sempre più dipendente e incapace di smettere. Diventa un asso del bigliardo e un brutto ceffo della zona, capace, a dire di molti, di picchiare a sangue chiunque per un motivo qualsiasi, come una sconfitta al tavolo verde o uno sguardo sbagliato.
A cambiare la vita di Kuklinski è l'incontro con il clan degli italiani, favorito dall'aver conosciuto una ragazza di diciotto anni di nome Barbara Pedrici, che il criminale di origine polacca sposa dopo poco tempo dal loro fidanzamento. Tuttavia la famiglia di Barbara non lo vede di buon occhio, anche per il fatto di non appartenere alla comunità italiana. Così la coppia decide di vivere ai margini della città, vicino al bosco, luogo nel quale il criminale avrebbe occultato molte delle sue future vittime.

Con Barbara ha tre figli, Merrick, Chris e Dwayne. Con i tre non riesce ad essere violento, ma è sempre amorevole, soprattutto con la primogenita malata. Con la moglie invece alterna momenti di violenza a lunghi periodi di tranquillità. I familiari non hanno mai saputo niente dei suoi omicidi, né degli altri traffici illegali nei quali ha finito per essere coinvolto, se non al momento dell'arresto.
La svolta arriva quando Richard Kuklinski conosce il mafioso italo-americano Carmine Genovese, al servizio della famiglia De Cavalcante. Da quel momento diventa il braccio operativo dell'organizzazione criminale, uccidendo al loro servizio. Tuttavia, il suo nome di killer circola anche nelle altre famiglie e non sono pochi coloro i quali lo chiamano per dei "lavori" isolati, a pagamento, per risolvere questioni illegali o personali.
Il mafioso Sammy "Bull" Gravano lo avrebbe chiamato per far fuori l'altro capomafia di quegli anni, Paul Castellano, a Sparks Steakhouse. L'altro capoclan, John Gotti, lo assume invece per uccidere e torturare il proprio vicino, colpevole di aver investito casualmente il figlio.
Kuklinski investe sul sadismo altrui, e sul proprio, ovviamente. Per un costo aggiuntivo fa soffrire le proprie vittime portando poi la prova di un lavoro ben fatto alla persona che lo ha assoldato. Una delle sue tecniche più usate, oltre a quella di congelare alcune vittime, è quella di rinchiudere una vittima in fin di vita in una grotta, legata e immobilizzata, e porre davanti a questa una telecamera, in modo che il suo "mandante" possa vedere in che modo i topi abbiano ridotto la persona che desideravano morta. Dopo l'arresto, il criminale ha dichiarato di non aver mai provato rimorso per le sue vittime.
I mafiosi che vogliono le sue prestazioni da killer, talvolta lo assumono anche per lavori molto delicati, da svolgersi in posti lontani, al termine di lunghi viaggi. New York, Zurigo, Brasile e molte altre località. Inoltre, con l'appoggio della mafia, verso gli anni '60 e '70, Kuklinski investe nell'industria del porno, fiorente in quegli anni in America, la quale gli frutta migliaia di dollari. Tuttavia il vizio del gioco d'azzardo, sempre più compulsivo, lo porta a sperperare gran parte del suo patrimonio.
La cosa che più lo affascina, secondo quanto dichiarato dopo l'arresto, è "lo studio della vittima". Ad ogni modo, anche l'esecuzione non deve essere estranea ai suoi piaceri, se si considera che ha praticamente ucciso in ogni modo possibile, dalle pistole e i fucili, alle bombe sino a mazze e coltelli. Inoltre, ad un certo punto della sua carriera di killer, si specializza nell'uccisione mediante una miscela di cianuro, la quale toglie la vita al malcapitato in meno di cinque secondi mascherando a tutti gli effetti l'evento come arresto cardiaco.
Balestre, asfissia attraverso sacchi di plastica, a mani nude e per annegamento, completano il quadro del suo modo di agire. A questi metodi efferati, va aggiunta la sua straordinaria capacità di occultamento dei cadaveri, che spesso e volentieri lo porta a fare in moltissimi pezzi le sue vittime, per disperderne le tracce un po' ovunque.

L'uomo che ha posto fine alla sua vita di assassino si chiama Domenico Polifrone. Questi, agente infiltrato, riesce ad accumulare finalmente una serie di prove contro Kuklinski, incastrandolo definitivamente il 17 dicembre del 1986, dopo anni di indagini passate sulle sue tracce, sviate continuamente per l'abilità del criminale di compiere omicidi sempre in modo diverso, senza mai lasciare impronte del suo passaggio.

Condannato a sei ergastoli, dopo aver confessato un numero imprecisato di omicidi, Richard Kuklinski non viene condannato a morte, a causa dell'assenza di testimoni oculari. Oltre a Castellano gli viene attribuito anche l'omicidio dell'altro capomafia, Carmine Galante.
Viene rinchiuso nella prigione del New Jersey, nella quale, al momento della sua cattura, si trova anche suo fratello Joseph, accusato di aver violentato e ucciso una ragazzina di dodici anni. Kuklinski si sarebbe sempre rifiutato di incontrarlo, avendo assunto come regole basilari del suo modo di lavorare i dettami della mafia antica italiana, secondo il cui codice morale la violenza sui minori e sulle donne costituiva un reato inaccettabile.
Durante la detenzione Richard Kuklinski viene convinto a rilasciare interviste, prendendo parte ad alcuni documentari. Lo scrittore Philip Carlo lo convince a stendere la sua biografia, che viene pubblicata con il titolo di "The Ice Man: Confessions of Mafia Contract Killer". Questa contiene praticamente tutti i suoi delitti, i quali, a suo dire, si aggirerebbero sul numero di 200 e oltre, in un arco di tempo che va dal 1948 al 1986.

Richard "The Iceman" Kuklinski muore all'età di settant'anni, alle ore 1.15, il 5 marzo del 2006, a Trenton, nel New Jersey. Sebbene l'autopsia del medico legale abbia riscontrato una morte naturale esiste il sospetto che possa essere stato avvelenato per un regolamento di conti.

Nessun commento:

Posta un commento